Manifesto

ioHacker Manifesto
E’ strano come la voglia di dar via a questo blog sia nata diversi anni fa e abbia raggiunto la sua maturità soltanto ora. Maturità, forse è proprio questa la risposta.
Con la scelta del nome ioHacker ho voluto realizzare un marchio distintivo che esprimesse in un solo concetto la mentalità che guida un hacker, la sua essenza, il suo “io” appunto.

Il mio interesse all’Hacking, nella forma più pura del termine, è nato agli inizi del 2011 dopo aver letto su Wired un interessantissima intervista a Tim Ferriss, sportivo e autore del best seller negli Usa “The 4-Hour Body”.
Nell’articolo l’autore del libro spiegava come era riuscito ad hackerare il proprio corpo applicando particolari tecniche per perdere velocemente peso e diventare un campione dello sport in poco tempo, il tutto riuscendo ad aggirare gli algoritmi che permettono il funzionamento del metabolismo e della diuresi.
In quel momento ho capito come comprendendone il funzionamento, qualsiasi tipo di sistema può essere hackerato, compresi quelli che gestiscono il corpo umano.
Quando si parla di hacking non dobbiamo quindi pensare esclusivamente ad ambiti informatici, ma anche sociali, fisici e non di meno psicologici.

Tutta via eseguire un hack non è sufficiente a definirsi hacker.
Un hacker è colui che associa ad una profonda conoscenza dei sistemi una intangibilità dell’essere, esso è invisibile a tutti eccetto che a se stesso. E’ chiaro che non possiamo ritenere hacker tutti coloro che affermano di esserlo. Anzi, in un certo senso gli hacker in senso stretto non esistono, perché se qualcuno sapesse della loro esistenza per definizione non esisterebbero. Liberi da schemi o vincoli, come dei ninja si muovono nell’ombra, sfruttando la loro mentalità vincente in qualsiasi situazione. Un esempio magistrale che volere è potere.

Nella quarta stagione di Breakin Bad, a mio avviso la più bella delle cinque, il protagonista della serie Walter White riassume in un breve monologo quello che secondo me è in qualche modo il senso dell’intera opera. Alla stregua di un hacker, ciò che fa Walter è prendere il controllo della sua vita, rifiutandosi di lascairsi controllare.

« Mai cedere il controllo. La diriga lei la sua vita. […] Ah, al diavolo il cancro. Io convivo con il cancro da quasi un anno. È come una condanna a morte, secondo la maggior parte della gente. Ma, tutto sommato, fin dalla nascita abbiamo una condanna a morte. Quindi a intervalli regolari vengo qui a fare i miei controlli, sapendo bene che una di queste volte, magari anche oggi, mi daranno brutte notizie. Ma finché non accade, la mia vita la dirigo io. Non ne cedo il controllo. »

Walter White, Breaking Bad

Il primo vero Manifesto Hacker, nell’originale inglese conosciuto come The Hacker Manifesto, risale l’8 gennaio 1986 per opera del leggendario hacker conosciuto con lo pseudonimo di The Mentor. Si tratta di un breve saggio scritto poco dopo il suo arresto per crimini informatici e pubblicato per la prima volta sulla Ezine Phrack. Fin da subito venne considerato come un caposaldo della cultura hacker, una guida per gli hacker di tutto il mondo. Tra le sue righe è possibile leggere la natura etica alle base dell’hacking e comprendere come la tecnologia può e deve essere usata per espandere i nostri orizzonti, cercando di mantenere la terra un pianeta libero per tutti. Non a caso il titolo originale del manifesto è The Conscience of a Hacker, la coscienza di un hacker.

« Noi facciamo uso di un servizio già esistente che non costerebbe nulla se non fosse controllato da approfittatori ingordi, e voi ci chiamate criminali. Noi esploriamo…e ci chiamate criminali. Noi cerchiamo conoscenza…e ci chiamate criminali. Noi esistiamo senza colore di pelle, nazionalità, credi religiosi e ci chiamate criminali. Voi costruite bombe atomiche, finanziate guerre, uccidete, ingannate e mentite e cercate di farci credere che lo fate per il nostro bene, e poi siamo noi i criminali. »

Loyd Blankenship, The Hacker Manifesto

In Io Robot, libro culto di fantascienza che racchiude una serie di brevi racconti, Isaac Asimov stila le memorabili Tre leggi della robotica, ovvero le tre principali direttive che devono essere programmate nei cervelli dei robot positronici, studiandone quindi le loro applicazioni pratiche.
Seguendo uno spirito simile, con ioHacker cercherò di studiare un codice pratico ed etico ridotto ai minimi termini da seguire per affrontare la vita con mentalità hacker. ioHacker parte da qui.